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non udissero mai, né mai vedessero cosa disdicevole e sconcia. Ora a qualche Greca fantesca si abbandonano i fanciulli, e ad uno o due de’ più vili schiavi, da’ quali nulla possono apprendere fuorché fole ed errori; e ne’ lor genitori medesimi altri esempj non veggono che di ozio e di libertinaggio. Riflette in oltre lo stesso Autore sulla maniera, con cui nelle lettere venivano ammaestrati i fanciulli. In vece d’istruirli, egli dice, nella lettura de’ migliori Scrittori, e nello studio dell’Antichità e della Storia, si conducono alle scuole de’ Retori, uomini, che nella nostra Città non hanno mai avuto gran nome. Quindi rammenta ciò, che narra di sé medesimo Cicerone, cioè dell’infaticabile ardore, con cui egli si rivolse allo studio della Filosofia, delle Leggi, e di ogn’altra scienza necessaria a formare un perfetto Oratore; e mostra, che tale non sarà mai chiunque non sia in tutte le scienze diligentemente istruito. Or come apprenderle, dice, da cotesti Retori, uomini, che nulla sanno non che di Filosofia e di leggi, ma nemmeno di colto ed eloquente parlare? Queste son certamente ragioni tali, che a gran passi conducono all’ignoranza; ma nondimeno esse non fanno al nostro proposito. Qualunque fosse l’educazion de’ fanciulli al tempo d’Augusto, ogni altra scienza fu allora coltivata felicemente; e l’Eloquenza sola fu quella, che venne meno, e dicadde dall’antica sua gloria. Convien dunque cercarne ragioni tali, che sian proprie dell’Eloquenza, e per cui s’intenda, come potessero gli altri studj fiorir tuttora, e la sola Eloquenza soffrir danno sì grande.

XXII. Prosiegue di fatto lo stesso Autore, e altre ragioni arreca, alle quali a miglior diritto possiamo attribuire questo fatale dicadimento. Ne’ tempi addietro, egli dice, quando un giovane ammaestrar volevasi nell’Eloquenza, poiché nelle scienze era stato istruito, veniva condotto dal padre ad uno de’ più celebri Oratori, che fossero in Roma. Sotto la direzione di questo continuava egli i suoi studj, e con lui interveniva alle cause, che da lui o da altri si trattavan nel foro. Quale spettacolo era questo, e quanto opportuno a formare un perfetto Oratore! Vedeva il popolo affollato pendere dalle labbra degli Oratori, che ragionavano; vedeva quale impressione facesse negli Uditori il lor favellare, quali fosser le cose, a cui più si applaudisse, e quali venissero disprezz