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libro secondo 165

dai due lati impressione sulla città, ne uscirono gli abitanti in armi, e dall’alba sino al mezzodì fu un accalorato conflitto con morte di molti, e poco vantaggio dei Milanesi, che chiamato a raccolta, si ritrassero di Lodi1.

Allora Federigo pensò rompere gl’indugi, ed incominciare ordinata la guerra contro Milano. Gli erano ai fianchi e lo affrettavano a farla Pavesi, Cremonesi, ed altri nemici di quella città; e tenuto con questi consiglio, venne a questo partito: si dividessero le forze per distrarre quelle di Milano: a questa osteggiasse l’Imperadore con altri Italiani; i Cremonesi andassero a porre l’assedio a Crema. Della qual cosa come appena ebbero lingua i Milanesi, incontanente spedirono in aiuto a questa loro fedelissima città un Console, Manfredo Dugnano, con quattrocento pedoni, tra’ quali erano Obizo Matregnano, Oldrato Basilicapietro, Squarciaparte Busnato, Gaspare Menelozio, uomini di specchiata fama nelle armi; i nomi dei quali ho voluto quì recare, perchè erano deputati a nobilissimo fatto, che solo basterebbe ad onorare tutta una gente2.

Andavano i Cremonesi a tentar Crema, e Federigo disponeva le milizie contro Milano. Spedì innanzi i Pavesi a Septezano, altri diresse sopra Villamaggiore e Garano; egli con Bertoldo Duca e trecento veterani andò a porsi a Landriano, guardandogli i fianchi Lodi da una banda, Pavia dall’altra. Non si proponeva alcuna grande fazione, bensì guastare le campagne, togliere ai Milanesi le vettovaglie, onde venuto di Germania il grosso dell’esercito, assediarli già rifiniti delle necessarie provvigioni da vivere, e trarli, se fosse stato possibile, in qualche imboscata, usciti che fossero ad impedire la rovina de’ loro campi. Imcominciarono i tracorridori a fare il loro ufficio battendo la campagna, e ponendola tutta a ruba ed a fuoco, e vennero fino alle porte di Milano, strepitando e chiamando a con-

  1. Otto Morena p. 1025.
  2. Sir Raul. p. 1182.