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La formazione del piccolo esercito 55

gli si manifestava contro, e forse per questa non ebbe sotto di sè in quella sua compagnia ufficiali di nome. Ma aveva nel quadro de’ suoi sott’ufficiali dei giovani eminenti. Vi aveva Adolfo Azzi da Trecenta, di ventitrè anni, che con Simone Schiaffino si era diviso l’onore di far da timoniere a Bixio; vi aveva l’avvocato Antonio Semenza, monzasco, che nell’animo aveva tutta l’opera di Mazzini, e Francesco Bonafini, di Mantova, che riassumeva in sè tutta la vigorosa gentilezza della sua regione. E nella compagnia s’erano concentrati quasi tutti i bresciani, forse perchè del bresciano egli aveva preso qualche cosa. Nel ’57 aveva sposata la duchessa Felicita Bevilacqua sua fidanzata fin da prima del ’48, donna che lo aveva fatto signore del proprio destino, delle proprie ricchezze sterminate, quasi fatto re d’un piccolo regno. Ora egli abbandonava quegli splendori, per tornare all’amore della sua terra. Ed era un prezioso elemento, e doveva presto mostrarlo in Sicilia, dove raccolse le squadre paesane dei Picciotti, e le tenne ordinate per Garibaldi.

Alla testa della quinta compagnia sonava il nome nizzardo degli Anfossi, glorioso pel caduto delle cinque giornate di Milano. Ma ahimè! il vivo non era del valore del morto. Però la inquadravano degli ufficiali subalterni che bastavano a raccoglier l’anima della compagnia come un’arma corta nel pugno. V’era tra essi Faustino Tanara del parmigiano, una specie di Rinaldo combattente per la giustizia in un mondo che a lui fu ingiusto e che non seppe mai il cuore che egli ebbe. In quella compagnia, nulla di regionale. C’erano un centi-