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CAPO XIX. 33

mirabile fecondità, massimamente copioso di candide lane1, e di generose razze di cavalli2, dei quali correva tal fama in Olimpia, che i veneti puledri di grandissima lena e velocità vi prendevano il soprannome di portanti corona3. E questa medesima cura che ponevano i Veneti in allevare diligentemente bravi corsieri, parve appunto ai vanissimi greci buon argomento a giudicarli discesi dagli Eneti di Paflagonia, ne’ quali Omero laudò consimile industria4. Opportunamente i Veneti si giovarono della comodità del luogo e della fortuna in accrescimento della nazionale prosperità; ma posti nel mezzo di paludi maremmane all’estremità dell’Adriatico, non si vede che mai si travagliassero di cure d’ambizione fuori della loro frontiera. La vicinanza de’ Galli, che sottentrarono agli Etruschi sul Po, tenne per verità svegliate le genti della terrestre Venezia5, benchè le azioni loro, tutte domestiche e locali, non si trovino in verun tempo collegate con i gloriosi fatti de’ prodi difensori dell’italica libertà. Se ciò successe per troppo affetto alle sue salse lagune, o per solo amor di riposo, ne pagarono anche le pene: perchè i Veneti, dopo la disfatta degl’Insubri

  1. Et Euganea quantum vis mollior agna. Juvenal. viii. 15.; Martial. xii. ep. 155.; Steph. v. Ἁδρὶα
  2. Strabo v. p. 147; Plin. xxxv. 4.
  3. Heysich. v. Ἐνέτιδας Πώλους.; ; Euripid. Hippol. 230, 1132. et Schol. ibid.
  4. Iliad. ii. 358-59.
  5. Polib. ii. 18.; Liv. x. 2. Semper autem eos in armis accolae Galli hahebant.