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CAPO XXV. 257

mini in Egitto, in Grecia, nella terra intera, l’agricoltura, l’arti, i benefizi tutti della prima civiltà.

Le mirabili scoperte fattesi in questi ultimi anni nel territorio dell’etrusca Vulci di grandissima copia di siffatti vasi, han ridestato l’importante quistione per l’innanzi agitata, se debbano aversi per manifattura del paese, o vero della Grecia. Pari alla forza dell’ingegno è la nobiltà dello scopo nei contendenti. Ma l’amore stesso della patria, passione bella se moderata, dee lasciar luogo al vero. Or, dopo il considerato esame da me fatto in sul posto di qualche migliaia di tali vasi, mi debbe esser lecito esporre la mia propria opinione senza studio di parte. A saziare le brame dell’avido ricercatore, un giorno, un’ora sola, basta talvolta a metter fuori dei sepolcri buon numero di vasellame, che v’era stato per avanti sepolto nel corso di secoli. Quindi è che i molti vasi recati a luce in confuso, e principalmente nella necropoli di Vulci, dove si trovano più interi, più conservati, e più belli per singolarità di pitture, dimostrano con evidenti contrassegni che tutti non sono della medesima età: ma piuttosto vi si conosce varietà grandissima di fatture, tanto per opera di vasaio, che di pittore, e tale in tutto, che manifestamente accenna diversità notabile di tempi, di scuole e d’arte. Che nel numero dei vasi fittili, quivi ritrovati, molti sieno verissimamente greci, non si può dubitare affatto: che una gran parte di quelli sieno etruschi, o d’artificio del paese, è ugualmente certissimo: perciocchè