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222 CAPO XXV.

rato artifizio, e vie meglio scolpire nell’animo, ogni maniera di simbolico insegnamento, che tendesse a confermare la stabilita istituzione religiosa e civile. Forse ancora certe arti prime del disegno, come il fare in terra e la scultura, s’appartenevano in principio ad alcuni casati di stirpe sacerdotale, che soli ne possedevano le teorie e la pratica; giusto qual era l’antichissima stirpe dei Dedali; nè per altra cagione ne venne all’arte antica quel tale stile convenzionale, mantenutosi inalterato gran tempo, e che a difetto di miglior denominazione diciamo sacro, o vero-ieratico. Così pure religione insieme e politica volgevano tutte le altre arti, dette liberali, a uno scopo. Non senza riti consacrati edificarono gli Etruschi le mura fortissime delle loro città primarie con smisurate pietre rettangolari disposte per piani orizzontali murati a secco: in che adoperarono essi, come si vede1, tal perizia e pratica d’arte, che n’ebbero lode d’inventori2. Questa forte e stabile maniera di fabbricazione si ritrova in tutti i grandi edifizj costrutti fuor d’ogni dubbio da capo maestri toscani, così in Etruria, come in Roma sotto il governo dei re. Tra i quali basti nominare la cloaca massima, conservatasi per tanti secoli nella sua prima saldezza e integrità3, la sponda del Tevere, ed i grandi muramenti inferiori

  1. Vedi i monum. tav. ix-xii.
  2. Vedi Tom. i. p. 129.
  3. D’uguale costruzione etrusca è un avanzo di altra grande cloaca, che vedesi a piè del colle dove siede l’antica Tarquinia.