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CAPO XXIV. 205

saccone1, e provvedevano al parco cibo con sole civaie.

Per costumi sì tanto trascorrenti nelle voluttà vuolsi che le femmine in Etruria, belle di forma, non vi fossero troppo caste2. Che per un’antica rispettosa religione di famiglia elle vi godessero di prerogative onorevoli, e di matronale rispetto, non può nè meno dubitarsi. Il nome materno, che per vetusta usanza si trova costantemente espresso nella nomenclatura de’ figli3; uso anche degli Egizj4; mostra questa deferenza del costume al sesso donnesco. Una specie di berretta in forma di cono, o sia il tutulo, s’usava dalle sole matrone quale acconciatura del capo dignitosa; e con lo stesso tutulo italico d’antica foggia veggiamo pure adorne le immagini di certe deità femminili5.

  1. Antiquis enim torus è stramento erat. Plin. viii. 48., xix. i.
  2. Καὶ τὰς ὄψεις πὰνυ καλὰς. Theopomp. ap. Athen. xii. 3. Che non fossero in concetto di pudiche lo dice Orazio. iii. od x. 11.

    Non te Penelopen difficilem procis
    Tyrrhenus genuit parens.

    Ma più aspramente Plauto. Cistell. 2. 3. 20.

    ...non enim hic, ubi ex Tusco modo
    Tute tibi indigne dotem quaeras corpore.

  3. Nelle iscrizioni mortuali si vede sempre dichiarata la filiazione materna.
  4. Champollion, Précis da syst. hiérogl. p. 109 sqq.
  5. Adornamento frequentissimo in statuette muliebri etrusche: tale quali si vede in capo a molte deità. V. tav. xxix. 1-4., xxxii. 2, xxxiii. xxxix. 3. 4. Usato ancora dalle donne romane. Varro l. l. vi. 3.