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CAPO XXIII. 169

polo a sana civiltà, molto tempo innanzi che i maestri non s’abusassero, sott’ombra di religione, del loro sacro ministerio. Questo gran corpo di primati, custodi dapprima d’ogni dottrina, si rinviene ugualmente, come dicemmo1, per conformità d’istituzione tra Indiani, Caldei, Egizj, ed altri popoli numerosi, qual unico e fermo fondamento di civiltà nel mondo antico. Per comunicazione d’idee morali, e per cure di sapienti, certissimo è che questo medesimo instituto penetrò del pari in Italia, e massimamente in Etruria, fino dalla sua prima costituzione politica: vi si mantenne lungo tempo pieno di vigore qual ordine vitale dello stato: nè vi cessava alla fine se non per intera mutazione di cose e di governo. Il qual fatto, sì fecondo di conseguenze istoriche, vuolsi ora da me tanto più fermamente sostenere, quanto più dubbiamente, benchè in un punto di felice ispirazione, io posi avanti la prima volta questa medesima opinione dell’esistenza permanente d’un ordine sacerdotale etrusco, molto conforme al sistema stabilito in Oriente ed in Egitto2: opinione oramai consentita, e maturamente abbracciata dai maestri odierni della critica istorica. Nè sieno di poco sussidio a questo vero anco i monumenti nazionali, che di nuovo porgo in mostra al lettore, quale argomento e testimonio certo dei costumi3.

  1. Vedi sopra p. 61. 62.
  2. V. L’Italia avanti il dom. dei Romani. T. ii. c. 28. p. 183 sqq. ed. 1810.
  3. Vedi tav. xiv. sqq.