Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. II.djvu/113


CAPO XXII. 107

considerato esame della mitologia etrusca, quale apparisce ancora ne’ libri, o nei monumenti: egli è la perpetua mescolanza di dottrine egizie ed orientali con dottrine nate in casa, e per tutte maniere e vie concordate alle mire occulte di una forte costituzione teocratica.

La tradizione antica narrava che due Cabiri passarono esuli qua in Etruria; che facean professione di mercanti; e che seco recando la mistica cista v’introdussero con religiose cerimonie il culto di Bacco e de’ suoi misteri, celati sotto la figura medesima del Fallo1. Or questa tradizione ben fondata nel fatto di quelle religioni orientali, insinuanti il domma d’una vita futura, manifesta non solo chiaramente quanto elle fossero già coltivate in Etruria nell’età vetusta, ma di più conferma, che vi furono introdotte per frequentazione di genti fra l’Asia occidentale e la Tirrenia. Anzi è credibile molto che qua venissero direttamente recate dalla Fenicia, o di Samotracia col ministerio di sacerdoti, chiamati anch’essi da prima Cabiri, insegnatori agli uomini di cose sante. Se adun-

    del Pr. Creuzer, Symbolik und Mythologie: insufficiente però quanto è alla mitologia italica in genere.

  1. Ἐν ᾗ τὸ τοῦ Διονὺσου αἰδοῖον ἀπέκειτο. Clem. Alex. Protrep. p. 12. 14. I Cabiri qui mentovati, anzichè mercanti di preziose merci, come porta il racconto, potevano essere dessi stessi sacerdoti, o sivvero iniziati: è noto che Cabir, forte, potente ec., fu da prima un titolo proprio dei preti orientali; indi applicato alle maggiori divinità dell’Egitto, della Fenicia e della Samotracia.