Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. II.djvu/110

104 CAPO XXII.

mistico; l’altro più speciale, che le veniva dalle funzioni, cui l’aveva appropriata il sistema del politeismo. Ora fra le dodici maggiori deità Consenti, che giusta la mitologia avean sotto lor custodia questo mondo fisico e morale, dobbiamo in primo luogo nominare Cupra, o Giunone1, che armata di folgore ultrice2 era più altamente riverita in Perugia3, Vejo4, e nelle due Cupre picene5. Non le cedeva in possanza Menerva6, sapientissima dea del consiglio, vigilante colla sua forza celeste alla conservazione della repubblica: per il che nessuna etrusca città si reputava come legittima dai prudenti, se questa dea salvatrice, al pari di Giove e di Giunone, non v’avesse avuto di dentro porta consacrata e tempio7. Per lo contrario, fuori del recinto delle mura dovevano aver tempio lo spirito del fuoco Vulcano8; Marte, Venere e Cerere: prudentissima disposizione del rituale sacro, che sotto simbolico precetto inse-

  1. Τὴν δ´ Ἥραν Τυῤῥηνοὶ Κύπραν καλοῦσιν Strabo v. p. 166.
  2. Serv. i. 42. ex libris Etruscorum.
  3. Appian. Civil. v. p. 1113.
  4. Juno regina. Liv. v. 22. Quod haec omnia terrestria regit. Varro l. l. iv. 10.
  5. Strabo l. c.: Sil. viii. 43. conf. Gruter. p. mxvi. 2.
  6. , Menerva.
  7. Quoniam prudentes Etruscae disciplinae ajunt, apud conditores Etruscarum urbium non putatas justas urbes fuisse in quibus non tres portae essent dedicatae et votivae, et tot templa Jovis, Junonis, Minervae. Serv. i. 422.
  8. , Sethlans.