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CAPO XIII. 259

sommessione1. Sì tanto i custodi della religione paterna ottimamente sapevano, che a voler tirar gli uomini son potentissime, sopra ogni altra cosa, le apparenze astruse e mirabili. Nè per altri mezzi la poderosa aristocrazia sacerdotale, ch’era il forte d’ogni città, intendeva con prescritto fine a reggere la moltitudine paziente, che, quasi in ceppi, non potea avanzarsi a niun progresso, fuor che cedendo alla forza delle opinioni dominanti. Il supremo magistrato di ciascun popolo dei Sanniti portava con voci osche il titolo di Meddix-Tuticus2. Livio, nel celebre suo giudizio di Papio Brutulo, in cui la tema religiosa fu preposta per causa di stato alla giustizia, chiama latinamente praetor il magistrato sannite3: nè di vero alcun fatto istorico del Sannio vai meglio di questo a confermare quanto mai possa nell’universale superstizione, inesorabil tiranna de’ popoli incolti.

Per vigor della prima istituzione la generale società dei Sanniti trovavasi civilmente fondata sopra un sistema di leggi agrarie confacenti al loro stato naturale di pastori e di coltivatori4. E per tali continovati esercizi ed abiti di vita rustica ebbero essi quella corporal forza, che validamente adoprata conduce all’incremento della morale. Bene Orazio, pittor del co-

  1. Liv. ix. 40., x. 38.
  2. : in parecchie iscrizioni osche. Liv. xxix. 19.; Festus v. Meddix.
  3. Liv. viii. 39.
  4. Varro in Agemodo ap. Philarg. ad Georg. ii. 167.