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a sette virtù contrarie a quelli. In poche parole, codesto Padre indica il legame tra questi cinque settenari, ciò sono vizi, petizioni della preghiera dominicale, doni, virtù, beatitudini.1 “I vizi sono cotali languori dell’anima o ferite dell’uomo interiore: l’uomo è come un malato; Dio è il medico; i doni dello Spirito sono l’antidoto; le virtù la salute; le beatitudini il gaudio della felicità„. È inutile ammonire il lettore della grande somiglianza di questo concetto con quello di Beda, che indicò quattro ferite dell’anima, corrispondenti, come vedemmo, alle tre disposizioni Aristoteliche, delle quali una, l’incontinenza, è duplice. Ora è ben certo che nel purgatorio Dantesco si ricuciono sette piaghe, che sono le macchie lasciate dai sette peccati capitali. Come non accogliere, dopo i lunghi miei ragionamenti, il pensiero che i sette peccati, sette e non più, in cui si risolvono le tre disposizioni o quattro ferite dell’inferno, siano pur i sette peccati capitali corrispondenti a quelli del purgatorio, come ferita corrisponde a cicatrice? Ma procediamo.

S. Agostino stesso induceva Dante a pensare ai sette peccati; perchè i precetti simboleggiati dai sette e sette anni di servaggio a Laban, se da una parte erano esortazioni a virtù, e, cioè, povertà di spirito e mitezza e vai dicendo, dall’altra erano divieto di peccato: salvo il primo, onora il padre e la madre; salvo il primo che Dante, come abbiamo mostrato, sceverava, d’accordo coi teologi, dagli altri della seconda tavola e metteva, come attinente a pietas, nella prima, con gli altri precetti attinenti a religio. Erano

  1. Hugo de S. V. l. c.