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362 Sonetti italiani


LA FESTA IN VILLA NOMENTANA.1


     “Popolo di Quirin,„ gridava ieri
Lo scilinguato Duca bagherino,2
“Se inciuscherar ti vuoi nel mio giardino,
Ecco botti, ecco fiaschi, ecco bicchieri.„

     E il non superbo popol di Quirino,
Mascherato per man de’ ricattieri,
Corse e tenne l’invito volentieri
In sé dai dogli travasando il vino.

     Intanto il promotor del baccanale
Si godea da’ marmorei balconi
Quella imbriacatura universale.

     E per l’orgia di tanti imbriaconi,
Vedeva il nome suo fatto immortale
Tra il fango de’ quattordici rioni.3

27 luglio 1842.

  1. [Mi pare il più nobile e vigoroso sonetto che il Belli abbia scritto in italiano. Ma, per gustarlo bene, bisogna ricordare i fatti a cui si riferisce. — Il 4 giugno 1842, don Alessandro Torlonia dedicava con grande solennità alla memoria del padre nella sua Villa Noinentana un obelisco di granito roseo, fatto fare espressamente nella cava di Baveno del Sempione, monolito di 46 palmi sopra una base di 33 e mezzo, con apposite iscrizioni geroglifiche del barnabita Ungarelli. Intervennero alla festa Gregorio XVI, il E. e di Baviera, cardinali, diplomatici, nobili, letterati, artisti: in tutto un settemila persone. Sul più bello però, quando tra i concerti e i rinfreschi si stava inalzando l’obelisco, una “violenta e terribile pioggia„ venne a guastare ogni cosa; sicchè il Papa, “confortato il Principe e benedetto tutti, tornò al Vaticano;„ e con lui se ne andarono gli altri pezzi grossi. Solo a notte avanzata si compì l’inalzamento dell’obelisco, si mandò un pallon volante, e si fecero i fuochi e l’illuminazione, la quale incominciava a Porta Pia e finiva nientemeno che presso S. Agnese. Questi e altri particolari si hanno nel Dizionario del Moroni, voi. C, pag. 309-313, e in un articolo del cav. P. E. Visconti, pubblicato nel Diario di Roma dell’11 di detto mese. Il 26 poi del mese successivo, cioè il giorno innanzi alla data di questo sonetto, un altro obelisco simile al primo e nella stessa villa e allo stesso modo il Torlonia faceva inalzare alla memoria della madre. Ma gl’invitati furono molto diversi; e qui è meglio lasciar parlare addirittura il cav. Visconti, che, senza volerlo, ci ha lasciato il miglior commento che possa desiderarsi al sonetto del Belli: “Con pensiero degno dell’alto animo suo volle poi„ (il Torlonia, s’intende), "che in occasione si lieta al cuor suo, il popolo di Roma venisse spettatore di una insolita festa; e rese aperte a tutti le delizie della sua Villa, onde potesse ciascuno godere del maestoso spettacolo. Al solo annunzio del gentile pensiero del signor Principe, accorse da tutte le parti della città una moltitudine tale, che le persone che si accolsero nella Villa Torlonia ascesero a numero sorprendente, e da non potersi calcolare.... V’erano rinfreschi adattati ad ogni classe, e con tanta larghezza, che fu profusione... La festa di una famiglia sembrò festa di una città.„ Diario cit., 30 luglio.]
  2. [Monopolista, incettatore. Ma si dice specialmente di quelli che incettano i commestibili.]
  3. [Perchè in tanti Roma è divisa.]