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106 Sonetti del 1835

CHE VVITA DA CANI!

     L’ho, ddio sagrato, co’ cquer zor Cornejjo1
Der padrone, che cristo sce2 lo guardi.
Nun j’abbasta neppuro3 che mme svejjo
Antilusce:4 ggnornò,5 ffo ssempre tardi.

     Nu’ ne vojj’antro.6 Aspetto che mme sardi7
Le liste, eppoi le case io me le sscejjo.8
Manco er riposo?! E cche! ssémo bbastardi?!
Padroni a Rroma? accidentacci ar mejjo.

     Annallo9 a rrippijjà ddrent’ar parchetto,
Portallo a ccasa, còsceje da scéna,10
Dajje in tavola, e ppoi scallajje er letto,

     E ppoi spojjallo, e ppoi, quann’è de vena,
Sciarlà11 un’ora co’ llui... sia mmaledetto,
Che sse dorme?12 Un par d’ora ammalappena.13

22 gennaio 1835.

  1. Cornelio: cornuto.
  2. Ce.
  3. Neppure.
  4. Ante lucem.
  5. Signor no.
  6. Non ne voglio altro.
  7. Mi saldi.
  8. Me le scelgo.
  9. Andarlo.
  10. Cuocergli da cena.
  11. Ciarlare.
  12. Quanto si dorme?
  13. Un paio d’ore [a mala pena] appena.