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98 Sonetti del 1831


ER PARTITO BBONO.

     E crederessi tu Sartalaquajja
A stelocànna1 come vò Felisce?
Tratanto l’arimìstica,2 e ffa e ddisce,3
4Che ccarza e vveste, magna e bbeve, e scuajja.4

     Lui strilla gnao,5 lui dorce la fusajja,6
Venne er regolo,7 bbono pe’ l’alisce;
Raschia li muri, allustra la vernisce,
8Va a ppesà er fieno e a ccarreggià la pajja.

     Uno che nun avessi arte né pparte,8
Pò appettàttelo9 un’antra, no Artomira,10
Che nun viè ffinta a rrivortà le carte.

     12Dice er proverbio che chi ammira attira;11
E un omo, fijja, che ssa ffà ttant’arte,
Pò avé in culo ggirone e cchi lo ggira.12

Morrovalle, 25 settembre 1831.

  1. [“E crederesti tu che Saltalaquaglia sia a estlocanda ecc.„] L’est-locanda è un cartello scritto anche oggidì in carattere gotico, che si appone alle porte delle case da appigionarsi. Qui è metafora di “vacuità di borsa; povertà.„
  2. Procaccia con industria.
  3. E tanto fa e dice, ecc.
  4. Spende senza economia.
  5. Grido de’ venditori di carne di carogne pe’ gatti.
  6. Grido di venditori de’ lupini.
  7. Nome romano di un’erba [cioè del “regamo„] che condisce bene le alici salate, [cioè le “acciughe„].
  8. Non sapesse e non possedesse.
  9. Appettare: porre in avanti con audacia.
  10. Altomira.
  11. Chi mira, tira. Metafora presa dalla venatoria.
  12. Checchessia e chicchessia. [È probabile che questo modo proverbiale derivi da una capricciosa allusione a Guiron li Courtois.]