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lora esso è vano, e tu, la tua vita, e il mondo. Come nella sacra forma umana tu devi cercare il mistero, così il dolore e la gioia sono lo sformato nulla da cui tu devi estrarre un nuovo mondo. Se tu fai, il tuo dolore ha preparato agli uomini una più intensa eternità.

Perchè tu non sai cos’è il bene, ma senti chiaramente cos’è il meglio. Il patimento è buono, se esige da te un più profondo dovere. Così tu ti allarghi nel mistero, nutrendoti di lui, e le sue tenebre diventano sole nella tua anima.

Per questo, che tu devi essere più buono, tu sei uomo fra gli uomini. Ora li puoi amare perchè hai sofferto e disperato. Benedici il tuo dolore e scendi, sereno e severo, fra essi.



Sono disteso nell’erba. Sugli occhi mi sventola il sole con il tremolio soffuso degli ulivi. Giunge giunge pieno di salute e di gioia il maestrale dell’Adriatico. Abbrividisce il verde mare di Grignano, e sprazza in innumeri fiamme e scintille dorate, e la fresca pace mi penetra disciogliendomi come terra di marzo. In bocca balza un canto ingenuo e scomposto.

Come il corpo s’adagia avidamente sulla terra! Le braccia si distendono grandi su di essa, e il mio respiro si fonde come una preghiera nell’infinita aria gioconda.

Madre, madre! s’io ti maledii, tu m’accogli più amorosa e serena. I tuoi alberi giovinetti mi circondano sussurrando