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le sue azioni. Dall’esempio materno l’anima di Gavina riceveva un’impronta indelebile, come il pane manipolato da Paska e dalla signora Zoseppa conservava le impronte dei bottoni filigranati e delle «forme» con cui le due donne lo decoravano.

Da qualche giorno dunque ella credeva di commettere quello che sua madre chiamava il più grave dei peccati. Pensava ad un uomo; e per di più quest’uomo era quasi consacrato a Dio. Il sabato, dopo la visita del canonico Felix, ella dovette alzarsi prestissimo per aiutare la madre e la serva a fare il pane, nella cucina calda e silenziosa dal cui forno usciva il fumo odoroso del legno di ginepro. Stanca di gramolare la pasta, di tanto in tanto ella coglieva un pretesto per uscire nell’orto. Vide la stella del mattino tramontare dietro le montagne azzurre, e l’oriente, fra i rami dell’elce, colorarsi di un rosa violaceo; poi tutto l’orizzonte si fece d’oro, gli uccelli cantarono, ed ella provò un impeto di gioia, un desiderio di partire, di andare in una città fantastica, circondata di palme, non lontana dal mare! Invece dovette rientrare e riprendere a gramolare la pasta, e quando il pane fu cotto dovette pulirlo e raschiarlo con una spazzola ed un coltello. Ad un tratto avvicinò il coltello caldo alle labbra e senti un brivido, sembrandole che Priamo la baciasse: chiuse gli occhi ed ebbe desiderio di ritentare