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— Ora è tardi: verrò uno di questi giorni.... — disse quasi timidamente. — Che cos’ha la bimba?

— Oh, piccoli disturbi. Mangia troppo.

— Farò venire Francesco, appena torna — ella disse allontanandosi.

Paska le aveva preso il braccio e la tirava quasi con violenza, ed ella seguiva, pensierosa e distratta; ma ad un tratto si accorse che la vecchia fremeva, guidandola, e le si ribellò.

— Ma di’, Paska, che hai? Perchè corri? Che hai?

Erano arrivate allo stradale e la luna saliva davanti a loro sopra le roccie a picco sulla valle. Paska era livida in viso e Gavina ne ebbe compassione: le riprese il braccio e le disse:

— Scusami, rabbiosa! Non sapevo di farti dispiacere.

— Io non passerò più con te davanti a «quella casa!» Ricordati che tu stessa, un tempo, non volevi passarci.

— Va bene: non ci passeremo più!

Ma Paska s’irritò per questa condiscendenza troppo immediata.

— No, non scherzare! Non parlare così leggermente. Tu fra giorni te ne vai; a te non importa nulla di quelli che restano! Ebbene, lascia almeno le cose come stanno e non mettere il piede sopra il cane che dorme!

— Dove sarebbe questo cane?