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Gavina si alzò, e le figure grigie e nere sotto il tenue barlume che pioveva dalla scaletta, si scostarono, tornarono ad accovacciarsi nell’ombra.

— Stanno molto male, quei bambini? — ella domandò riprendendo il braccio di Francesco. — Quanti sono?

Egli fece un gesto come per buttar via qualche cosa, e disse a voce alta:

— Miseria, miseria!

Quando arrivarono nella piazzetta rischiarata da un fanale, il circolo degli amici della zia Itria era già al completo. S’udiva la voce da basso del reduce, la voce feminea del nano. Francesco salutò, e tutti risposero con accento rispettoso; ma appena la coppia fu passata qualcuno rise sconciamente e s’udì come un rumore di trombetta, subito soffocato da uno scoppio di risate, di voci, di grida. Infine risuonò la voce irritata della zia Itria, poi il rumore di uno schiaffo e come un pianto di bimbo bastonato.

L’indomani mattina Luca disse a Francesco che il nano desiderava ottenere un’udienza da Gavina.

— Un’udienza particolare o circolare? — disse Francesco, e andò a riferire la domanda a sua moglie.

L’udienza accordata, il nano, che passava quasi tutta la giornata in casa della zia Itria, si mosse con una certa diffidenza, e prima di