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Allora capì finalmente il perchè del suicidio di Priamo: egli s’era ucciso perchè l’aveva considerata come morta.

Ma mentre si abbandonava a queste fantasticherie morbose, pensava anche a Francesco e si domandava se non era tempo di confidargli il suo segreto. Sembrandole di essere calma e forte si alzò, andò a cercarlo e lo trovò nel suo gabinetto, in piedi davanti alla piccola vetrina aperta: con la sua tunica bianca egli sembrava più alto, quasi bello, quasi imponente; ed ella sentì di nuovo un senso di tristezza o di solitudine. Quell’uomo vestito come un sacerdote era per lei uno sconosciuto. Infatti quando si volse egli la guardò con uno sguardo calmo e freddo ch’ella non gli conosceva ancora.

— Come, ti sei già alzata? Vieni.

Anche la sua voce era calma, grave.

Gavina s’avvicinò ed egli le fece vedere alcuni strumenti, spiegandole a che servivano. Egli li toccava con delicatezza, con amore, guardandoli attentamente; e le fece capire che non tutti erano pagati e che egli desiderava con avidità denaro, molto denaro per comprarne altri ancora; indi chiuse con attenzione la vetrina, ritirandone la chiavetta, e sua moglie in quel momento capì che nella vita di lui ella rappresentava una parte secondaria, e che egli nutriva una passione ben più forte di quella che nutriva por lei.