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le lettere 253

sione fra prosa e versi, una qualità e una legge dell’arte. Che importa se questa qualità non si trovi sempre pienamente realizzata?

Noi sappiamo che quel che importa è la coscienza; e questa è, sveglia, pronta, mobile, nuova: ironia talvolta e aridità e contrattura quasi nell’apparenza, ma schiettezza e forza e novità dentro, nella sostanza. Novità sopra tutto. Poche stagioni dànno una tale impressione, non forse di fioritura e di felicità, ma di cambiamento, di distacco e di liquidazione del passato.

Non è solo l’effetto superficiale di quel che è accaduto negli ultimi anni; come vento che svelle ad una ad una le vecchie piante e cambia l’aspetto della selva, la morte è passata nel campo della nostra letteratura e ha abbattuto uno dopo l’altro i più grandi, e via via tutti quasi i superstiti e i testimoni del passato, ha lasciato il terreno nudo e sgombro per i nuovi.

Questo è stato soltanto il simbolo, la rappresentazione visibile di ciò che accadeva più profondamente negli animi. Questa età che ha un pensiero, una critica, un senso lirico e insomma una coscienza nuova, l’ha acquistata appunto in quanto ha esaurito e superato dentro se stessa il passato. Una stanchezza vaga, velata di rispetto e di riverenza, è nella sua attitudine; e un fastidio leggero erra con un sorriso di superiorità sulle labbra di una generazione che ha composto pietosamente nel sepolcro i suoi padri, che onora i suoi maestri, ma che si sente oramai libera e tanto lontana da ogni loro influenza!

Voltiamoci per un momento indietro a considerare l’eredità spirituale degli ultimi trent’anni; la poesia del Carducci e del Pascoli, il verismo e la critica del metodo storico, la letteratura so-