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le arti. 29

S’avanza, e acquista faticando il regno,
Che ad essa il cielo più largo destina
Sulle create cose, allor che il braccio
Meno si stanchi e più ferva l’ingegno.
65Da sofistiche scole il campo in due
Parti diviso, delle opposte schiere
Il lungo vaneggiar fe manifesto;
Mentre l’una negava all’arti il vanto
Delle dovizie nostre, e l’altra chiusi
70Gli occhi teneva con amaro inganno
Della natura al verginal sorriso,
Che le sue grazie dispensar ricusa,
Quasi pudica donna altera e bella,
Onde con lungo studio e lungo amore
75Altri non vinca la ritrosa tempra.
All’uom che bagna di sudor la fronte
Sempre soccorre liberal natura,
Sia che la marra tratti e ne ridesti
Le pigre glebe, o col premuto mantice
80Il fuoco attizzi, all’aure fuggitive
O all’onda che precipita spumando
Di volubili rote il corso affidi,
O di stridenti seghe il moto alterni;
Sia che per l’ampio pelago dispieghi
85Le vele ai venti, o l’impeto governi
Che dilatata per sopposta vampa
L’acqua bollendo e vaporando acquista;
di placata folgore sull’ali
E per terra e per mar, dietro la traccia
90Del metallico filo, imponga il volo
Alla parola, che qual lampo arrivi,
Anzi del lampo la prestezza vinca.
Nasce da doppia fonte e si propaga
Quella che l’universo in sè racchiude,