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PARTE TERZA


I.


CC

ome giungevano i treni da Roma e da Napoli, un’onda di gente traboccava dalla piccola, meschina, sporca stazione di Caserta e si avviava per la via larga e polverosa, senza riparo, perchè fiancheggiata da due prati dove vanno a pascolare i cavalli della guarnigione. Sotto il sole se ne andavano le marsine nere che incorniciavano i petti bianchi delle camicie da ballo: se ne andavano i costumi leggeri, estivi, di tela a righe bianche e azzurre, con cui gli eleganti napolitani si davano un’aria di cittadini della capitale che trattano con disinvoltura la provincia e che non vogliono andare nel salone d’inaugurazione: se ne andavano i soprabiti, mezza eleganza provinciale. Sotto le cupole