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96 sacrilegio


l’indolenza. Lo pigliava il disgusto di un lavoro troppo lento; la nausea dei piccoli e volgari mezzi che avviliscono; la sfiducia di sè, che è grave; la sfiducia nel proprio ideale, che è l’estrema rovina. Si ritirava in sè inoperoso, immobile, immerso in un dormiveglia spirituale pieno di amarezza, turandosi le orecchie per non udire, chiudendo gli occhi per non vedere il successo degli altri. Allora, pensava acutamente, profondamente, scavando in sè, analizzando in sè, scendendo alle ultime finezze del pensiero e del sentimento. Poi, d’un tratto, preso da un risalto di vita, si buttava di-