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note 235

Pag. 26, lin. 3.

L’ortolana che accompagnò Encolpo, e la donna venuta poco sopra col villano, e queste, ed altre in seguito, sono sempre descritte aver la testa velata. Fu diffatti costante uso delle donne romane di non sortire giammai senza velo o pannolino sul capo, come in tutti i tempi e quasi in tutte le nazioni le femmine hanno praticato, e spesso per un precetto di religione.


Pag. 26, lin. 22.

Il signor Ignarra in una sua nota a pag. 187 della citata opera avverte esistere tuttavia codesta Grotta in vicinanza di Napoli, e cita in proposito questo passo di Petronio.


Pag. 27, lin. 4.

Est dignus Roma locus quo Deus omnis eat.


Pag. 27, lin. 13.

Così mi è sembrato poter tradurre le parole monstrata subtilitate per alludere ad una maniera di dire italiana, colla quale per indicare malattia etica, o all’etisia tendente, per disordini giovanili, o per debolezza di petto, suol dirsi mal sottile.


Pag. 27, lin. 22.

Misti, forse derivazione dalla voce mysterium, erano detti i sacerdoti che ad un tempo stesso servivano al culto di Bacco e di Priapo. Nelle cerimonie relative a Priapo portavano alcune immagini dette Phalli, d’onde eran detti Phalliphori.


Pag. 30, lin. 33.

Ognun sa che i Romani usavan mangiare distesi sopra letti presso a poco della forma dei moderni sofà, tenendosi rialzati sul gomito sinistro, onde servirsi liberamente della mano destra. Svetonio nella vita d’Augusto fa osservare che tre di tai letti intorno ad una tavola, e non più di tre persone per ciascun letto formavano il più compiuto e civil convito di que’ tempi, ed erano, per così dire, il sommo dell’etichetta. Vedremo