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La fuga 217

— Sarò lieta di ricevervi, signori, — rispose donna Dolores. — La serata sarà meno lunga e meno noiosa. —

Scambiò con Cordoba uno sguardo d’intelligenza, fece un leggero inchino e uscì.

— Bella signora, in fede mia!... — esclamò Cordoba, rivolgendosi a Guaymo. — Deve essere una donna energica e risoluta.

— Lo credo, — rispose l’insorto. — È appunto per ciò che tengo sempre due sentinelle dinanzi alla sua porta. Signor tenente, andiamo a cercare una scialuppa che sia più ampia della vostra. —

Accesero i sigari e uscirono a braccio come due vecchi amici, seguiti dai due marinai che non si staccavano dai fianchi del cubano e dallo spagnuolo.

Il capo insorto di S. Felipe che non aveva il menomo dubbio su Cordoba, si fece in quattro per fargli passare alla meno peggio la giornata. Lo condusse innanzi a tutto al porto dove fu fatta la scelta della scialuppa che doveva servire al trasporto dei suoi prigionieri, una bella e solida barca di dieci tonnellate attrezzata a cutter e che poteva resistere anche a mare grosso; poi gli fece vedere i magazzini delle armi, i pezzi di cannone che dovevano venire trasportati a Cuba appena si fosse rallentata la vigilanza delle cannoniere spagnuole, quindi lo condusse da alcuni piantatori dell’isoletta a bere qualche bottiglia o qualche tazza di eccellente cioccolato.

Durante quelle passeggiate, Cordoba aveva però avuto il tempo di accostarsi parecchie volte allo spagnuolo e di scambiare con lui delle rapide parole. Erano delle istruzioni di molta importanza, concernenti un audace progetto e che egli doveva trasmettere anche ai due marinai onde tutti fossero pronti al momento opportuno.

Calata la sera, dopo cena, il capo degl’insorti, Cordoba ed i suoi compagni, si recarono a trovare la marchesa, considerandola ormai non più prigioniera.

La casetta destinata ai prigionieri si trovava all’estremità del campo trincerato, dietro alle tettoie che servivano di magazzini d’armi. Era una piccola costruzione a due piani parte in legno e parte in muratura, con una veranda all’intorno, riparata da stuoie di cocco. Non vi erano che quattro stanze: due per la marchesa e le altre due pel capitano Carrill e pei quattro marinai del Yucatan. Due sentinelle vegliavano di giorno e di notte innanzi all’unica uscita, precauzione indispensabile, quantunque gli uomini fossero tenuti sotto chiave e le loro finestre fossero state riparate da robuste traverse di legno.

Donna Dolores ricevette il capo degl’insorti ed i suoi amici con cortese premura, fingendo di mostrarsi lietissima di quella visita. Da una ragazzetta mulatta, messa a sua disposizione da Guaymo anche per sorvegliarla, fece portare del caffè e lo offrì ai suoi visitatori, dicendo con amabile gaiezza: