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Il padre di Urada 197

hadu; poi seguivano una dozzina di ragazzi che agitavano delle frutta secche ripiene di sabbia e di sassolini, quindi dei suonatori di flauti di bambù che cavavano dai loro istrumenti delle note atrocemente strazianti, di dovron, specie di chitarre formate con mezze noci di cocco ricoperte con pelle di serpenti e finalmente veniva un negro gigantesco il quale picchiava furiosamente un ghedon enorme, specie di tamburo formato d’un pezzo di tronco d’albero scavato ed ornato di sculture di genere bizzarro.

Quell’orchestra fragorosa fece due volte il giro dell’apatam, sempre preceduta dagli ahpolos che cantavano e danzavano come se fossero stati colti da un improvviso accesso d’alienazione mentale, poi si arrestò dinanzi ai due ambasciatori, raddoppiando il fracasso.

Il soldato s’avvicinò ad Alfredo, gli diede il tradizionale buon giorno, poi lo invitò, assieme ai compagni, a recarsi dal gran cabecero, il quale desiderava vederlo, prima di mandare dei corrieri a Geletè per informarlo dell’ambasciata.

— Andiamo, Antao, — disse il cacciatore. — Sangue freddo ed audacia e lascia in pace tutti pianeti del cielo.

— Dirai che sono muto, — rispose il portoghese.

Si fecero condurre i loro cavalli, fecero aprire gli ombrelli, ma incaricarono uno dei due dahomeni di vegliare sulle loro casse, non fidandosi troppo dell’onestà molto dubbia della popolazione.

Saliti in sella, si misero in marcia preceduti dai poeti erranti e dalle amazzoni che gridavano a piena gola: ago!... ago!... (largo!... largo!...) e seguìti dai musicisti... che si sfiatavano per dare un saggio della robustezza dei loro polmoni.

Attraversarono la piazza fra due fitte ali di popolo, il quale guardava con viva curiosità i due ambasciatori, ammirando soprattutto la ricchezza delle loro vesti e le bardature infioccate, e giunsero in breve dinanzi ad uno dei palazzi reali, alla cui porta, circondato da una compagnia di amazzoni, li attendeva Ghating-Gan, gran cabecero della Città Santa e confidente di Geletè, riparato sotto un monumentale ombrello verde, decorato d’un mostruoso coccodrillo.