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— Farò rapporto al Presidente, — disse con sorda voce.

— Fatelo pure, signore; ma difficilmente io allora sarò ancora fra il numero dei viventi.

Imboccò il portavoce e, raddrizzando l’alta statura, gridò:

— Timoniere, vira di bordo e avanti al largo!

Un istante dopo l’incrociatore virava di bordo, volgendo la poppa verso la costa americana e si slanciava a tutto vapore sulle onde dell’Oceano Atlantico.

La fregata poco prima incontrata riapparve ancora a breve distanza, mostrando il suo acuto sperone. Tre lampi seguìti da tre detonazioni balenarono sul suo ponte e tre grossi proiettili fischiarono fra l’attrezzatura dell’incrociatore.

— Troppo in alto, miei cari, — disse il capitano Candell, ridendo. — Ehi? mastro Alonzo, manda un confetto nel corpo di quel birbante! — Il mastro cannoniere, che non aspettava che quel comando, si curvò sul grosso pezzo, mirò alcuni istanti, poi strappò violentemente il cordone tira-fuoco.

Una gran fiamma irruppe dalla bocca, illuminando il ponte dell’incrociatore, seguìta da un formidabile scoppio che fece tremare l’intera alberatura. Pochi secondi dopo, al largo si udiva uno schianto e si vide la fregata rallentare la corsa e poi fermarsi quasi istantaneamente.

— Buono! — esclamò il capitano Candell.

Sul ponte della fregata si videro correre dei fanali, poi una voce distinta gridò: — L’elica si è spezzata!

— E uno, disse mastro Diego. — Quel dannato legno per ora ci lascerà tranquilli.

Altri due lampi balenarono dai sabordi della fregata, poi una serie di detonazioni che parevano prodotte da qualche mitragliatrice, echeggiarono verso poppa.

— Quei galantuomini vanno in bestia, — disse il giovane Cardozo, che non si prendeva la cura di porsi al riparo da quella grandine di palle. Bah! Siamo duri noi: è vero, vecchio lupo?

— Sì finora, — rispose il mastro. — Vedremo dopo però, se la nostra pelle resisterà ai cannoni della squadra intera.

— Che ci insegua?