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i naviganti della meloria 93

— Monta sempre la lava? — chiese il dottore a Roberto, il quale si era spinto verso l’apertura che metteva nella grande galleria.

— Sempre, signore — rispose il giovanotto. — La caverna sembra un mare di fuoco.

— Seguitemi, amici, e confidiamo in Dio!...

Padron Vincenzo, che era il più robusto, si cacciò pel primo nel tunnel, portando la lanterna, e dietro di lui si spinsero il dottore, Roberto e Michele, quest’ultimo pure fornito d’un’altra lampada.

Quel passaggio rassomigliava ad un budello e pareva che fosse stato formato da qualche corrente di lava. Come si sa, quella materia ardente si copre quasi subito d’una crosta, mentre al di sotto scorre sempre, come se fosse imprigionata entro un tubo.

Il torrente di fuoco, esauritosi chissà per quale causa, aveva proseguita la sua corsa, lasciando il condotto, formato dalla prima crosta, completamente vuoto.

Forse, sopra di esso, esistevano altri passaggi consimili, sovrapponendosi talvolta le lave in strati che spesso sono vuoti, ma non era il caso di andarli a cercare. Ai quattro esploratori bastava di aver scoperto quello che stavano percorrendo.

Mentre s’avanzavano strisciando come serpenti, essendo quel condotto diventato molto stretto, le esplosioni e le frane continuavano nella grande galleria, segno evidente che il vulcano non accennava ancora a calmarsi.

Di quando in quando anche il terremoto voleva prendere parte a quella festa di Plutone. Scosse frequenti avvenivano, con grande paura dei tre pescatori, i quali temevano che le pareti porose del condotto cedessero, e di rimanere schiacciati come topi.

Perciò si affrettavano, ansiosi di giungere al sospirato lago, tanto più che la fame e la sete cominciavano a tormentarli, non avendo stritolato un solo biscotto da dieci ore.

Già si erano avanzati per circa trecento metri, quando padron Vincenzo si arrestò.

— Per centomila merluzzi! — esclamò, sbuffando. — Temo che non si possa più andare innanzi.

— Si restringe sempre il condotto?

— Sì, dottore. Sono già tutto scorticato e le mie vesti sono a pezzi.

— E mi pare che anche la vostra lampada si spenga.

— È vero, dottore. Non vi è quasi più olio.

— La mia è già spenta — disse Michele, che veniva ultimo.

— Non ci mancherebbe che questa disgrazia — mormorò il dottore. — Come ci dirigeremo fra le tenebre?

— Avete degli zolfanelli? — chiese padron Vincenzo.

— Ho la mia scatola.

— A qualche cosa ci serviranno.

Il dottore non rispose, ma si terse alcune gocce di freddo sudore.

— Si va innanzi, adunque? — chiese Michele. — Qui si soffoca.

— Tentiamolo — rispose Vincenzo.