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i naviganti della meloria 187

— Ah! Un’idea! Siamo salvi!

— Gettatela fuori.

— Bruciamo la zattera, dottore. Le tavole sono bene incatramate e anche umide arderanno.

— E poi?

— I nostri compagni hanno l’altro pezzo.

— Non basterà a sorreggerci tutti.

— Voi credete che l’apertura del canale non sia lontana, è vero?

— Lo suppongo.

— Ci aggrapperemo alle tavole e nuoteremo. Con un sostegno possiamo resistere una dozzina d’ore.

— E se l’apertura fosse lontana?

— Non proseguite, dottore, non distruggete questa nostra ultima speranza.

— Sia, vada anche la zattera — rispose il dottore con voce risoluta. — Senza luce non potremmo lavorare e forse produrre qualche nuova frana.

Padron Vincenzo, quantunque si sentisse stringere il cuore, scese l’ammasso, tagliò le funi e ritirò dall’acqua le tavole, lasciandole prima sgocciolare.

Essendo ben coperte di catrame, dovevano ardere egualmente, malgrado quella lunga immersione.

Il lupo di mare le fece a pezzi, raccogliendo con cura perfino le più piccole schegge, ne mise alcuni su un masso che era quasi spianato e servendosi dell’ultimo pezzetto della corda incatramata, li accese, dopo però non poca fatica.

Una fiamma vivida, brillante, illuminò ben presto la galleria, fugando quelle cupe tenebre.

Il dottore guardò da quale parte fuggiva il fumo.

— Verso levante — mormorò. — Buon segno.

— Perchè dite ciò, signor Bandi? — chiese padron Vincenzo.

— Vuol dire che una corrente d’aria viene da ponente.

— Aria marina?

— Sì, Vincenzo.

— Allora non siamo molto lontani dallo sbocco del canale.

— Lo credo.

— Ah! Ecco la speranza che comincia ad allargarmi il cuore. Bruci pure la zattera; ci basterà quella di Michele.

Si rimisero al lavoro con novella energia, continuando a precipitare massi nel canale. Ve n’erano però sempre altri di sotto e di quelli enormi che facevano sudare assai i due esploratori.

Le voci di Michele e di Roberto, diventavano però sempre più distinte. Era un buon indizio perchè era segno che la frana a poco a poco si assottigliava.

Lavoravano da quattro ore, interrompendosi solo per ravvivare il fuoco, quando, dopo d’aver rovesciato un masso enorme, pesante per lo