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punto perché era consapevole dell’importanza fondamentale dell’esperienza che si compieva; dell’impossibilità che un fenomeno come il fascista potesse finire in coda di pesce; dei valori essenziali che erano in giuoco e che essa era ben decisa, contro ogni calcolo meschino e machiavellico, a mantenere nel giuoco.

Quando altri diceva: — Via dall’Africa, libertà borghesi, compromesso — , essa rispondeva: — trasformazione totale, lotta rivoluzionaria — . E questo non già per intellettualismo o utopismo, ma perché sentiva che la dialettica del totalitarismo fascista avrebbe reso impossibili i mezzi termini.

Il 16 gennaio, analizzando la tecnica della guerra fascista, noi scrivevamo che la guerra totalitaria avrebbe avuto una soluzione totalitaria, netta; che come il fascismo aveva distrutto i mezzi termini nella vita interna ed esasperato progressivamente la situazione, così avrebbe distrutto i mezzi termini nella vita internazionale.

E ciò è avvenuto, in un senso naturalmente diverso da quello da noi voluto. Il fascismo ha avuto la vittoria totale militare. E il fascismo finirà quasi certamente per avere la vittoria anche sul terreno diplomatico.

Noi ci rifiutiamo a lasciarci ingannare dall’ultimo atto della commedia ginevrina. Certo, l’annessione dell’Abissinia è un osso duro da ingoiare per i giuristi tartufi della Lega; e può darsi che per evitare la soffocazione immediata preferiscano coprire il ritiro

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