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militi. Muri di carne e ossa, non di calce e di pietra. La voglia di scavalcarli diventa ossessionante.

Il mare è solcato da navi e da barche. I motoscafi della polizia sono il nostro supplizio di Tantalo.

Lunghi calcoli sulle carte. Tunisi, Malta, Corsica. 300 miglia, 250 miglia, 400 miglia. Studio dei servizi, dei viottoli. Non sono fatto per la vita di pollaio. Invece, pare impossibile, tutti ritengono Rosselli sistematissimo. C’é un «cliché» che gira anche in Direzione; pacifico, studioso, passerà bene i cinque anni. Faccio di tutto per colorire le tinte. Solo qualche amico sa che il «cliché» è falso.

Il «cliché» funzionerà a meraviglia il 30 marzo 1930. Roma telegrafa di appioppare straordinario servizio di sorveglianza al confinato Rosselli, sospetto di nutrire prave intenzioni di fuga. I primi a sorridere dell’ordine romano sono gli agenti. Il cav. Cannata, direttore della colonia, siciliano ignorante e violento, ma non perfido, risponde a un dipresso: «Rosselli confinato modello, magari fossero tutti così. Escludo ipotesi avanzata cotesto Superiore Ufficio. Ritengo non necessario speciale servizio sorveglianza, chiedo autorizzazione levarlo» (e dire che allora eravamo già stati in acqua due volte).

A quattro mesi data, felice evasione del raccomandato e dei suoi due compagni. Cannata si strappa i capelli e finisce in casa di salute (sono crudele); Roma giura che ci fu corruzione (non ci fu). La verità è che Cannata merita zero in intuizione, zero in pre-


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