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perai rivoluzionari, di capi giovani e volitivi, ai quali si è insegnato che la rivoluzione non è opera né della Storia, né dell’Economia, né di un Partito, né di un Comitato: è opera del singolo, che porta in sé tutte le possibilità e tutta la responsabilità dell’avvenire.

In un attimo questi operai, questi uomini, ammaestrati dalla lezione dell’aprile ’31 e soprattutto dell’ottobre ’34, si gettano nella mischia: attaccano le mitragliatrici, i cannoni con misere rivoltelle, coltelli, camions. In poche ore il fascismo feudale è spazzato. Tutta la Catalogna è libera.

E dopo una settimana le prime colonne di popolani armati prendono l’offensiva in Aragona.

Concludo come ho cominciato: la Catalogna tiene in mano i destini della Spagna e della rivoluzione. In un mese potrà armare 300.000 uomini e vincere.

Perché non lo ha già fatto?

Perché è stata, se non boicottata, trascurata. Il socialismo madrileno, accerchiato, ha continuato a inseguire il suo sogno centralista, unitario, mentre a Barcellona non arrivavano che le briciole.

Il socialismo, il comunismo internazionale guardavano con preoccupazione questa creatura eterodossa.

Ora, fortunatamente tutto ciò sta per mutare.

Garcia Oliver, arrestato e torturato sotto la repubblica, oggi fa parte del governo di Madrid, insieme ad altri tre compagni della C.N.T.

Si potranno perdere ancora delle battaglie; ma si vincerà la guerra.

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