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mocrazia sociale, sintesi teorica e pratica dell’esperienza russa con l’eredità dell’Occidente.

L’anarchismo catalano è una forza ingenua e fresca, certo per alcuni lati primitiva, ma, appunto per questo, aperta sull’avvenire. I suoi capi non sono vecchi personaggi paludati, afflosciati da trenta anni di parlamentarismo. Sono giovani rivoluzionari, di 30-35 anni, maturati nelle galere, negli esili, dotati, come tutti i catalani, di una visione larga e pratica della vita. Non li imbarazza una dottrina meticolosa e statica. Il loro socialismo si nutre di esperienza e la loro personalità è troppo forte per non comprendere le ferree esigenze della guerra e della rivoluzione.

Un episodio fra tanti:

Un celebre anarchico settantenne andava brontolando per Barcellona contro le eterodossie dei suoi giovani compagni.

— Come, degli anarchici nel governo catalano? Come, la «Solidaridad Obrera» osa chiedere la disciplina e la militarizzazione delle milizie? Come, una delegazione anarchica in Russia?

Il vecchio anarchico va a protestare da Garcia Oliver, il segretario generale della guerra, l’idolo di Barcellona proletaria; ma un idolo chiaroveggente, dotato di self control. Dopo mezz’ora di colloquio esce convertito.

Come spiegare il fascino di Garcia Oliver? Un coraggio impetuoso; una intelligenza prontissima assimilatrice assistita da una memoria ferrea; una ecce-

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