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gramma del governo. Perché, questo è importante, alla direzione della nuova Catalogna si trovano oggi anche gli anarchici. Il sindacalismo anarchico, diffamato, misconosciuto sta rivelando grandi virtù costruttive.

Oggi un solo imperativo sovrasta — mi diceva quattro giorni fa uno dei principali esponenti dell’anarchismo catalano — : vincere la guerra. Tutto deve subordinarsi alla guerra. Se occorre, anche lo sviluppo della rivoluzione.

Santillan mi parla della creazione di una potente industria di guerra. Un tecnico francese gli ha detto: «Voi catalani, in fatto di mobilitazione industriale, siete giunti in tre mesi al punto in cui noi eravamo giunti dopo due anni di guerra mondiale».

Della imponenza di questa mobilitazione industriale ce ne siamo accorti noi, soldati del fronte. Partiti con una tuta di tela, una maglietta e un paio di «espadrillas», siamo sulla via di diventare il meglio equipaggiato esercito del mondo; uniformi di fustagno, indumenti di lana, scarpe, impermeabili, stivali, giubbe di cuoio, rancio abbondante, variato. Un miracolo: miracolo il cui segreto sta nell’adesione del popolo alla rivoluzione, nella capacità dei sindacati e dei capi.

Non sono anarchico, ma credo obbligo di giustizia illuminare l’opinione sulle caratteristiche dell’anarchismo catalano, troppo spesso presentato come forza puramente critica e distruttiva, quando non addirittura criminale.

L’anarchismo catalano è una delle grandi correnti

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