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La stalla di Vicien sembra una reggia in confronto della sassaia dove andremo a collocarci. Amen.


22 agosto.

Siamo arrivati. Il caldo è terribile. Non v’è un albero, un ciuffo d’erba. Il sole a picco schianta anche i più resistenti. Non ho mai provata un’impressione simile. Mi sembra che non solo i piedi ma anche le scarpe brucino. E la nausea complica le cose. Tuttavia ci preoccupiamo del servizio. Organizzazione della posizione e rifornimenti. La richiesta d’acqua si fa accanita e non c’è un filo d’acqua nei dintorni né una casa con pozzo. Solo verso le due arrivano i muli coi rifornimenti. L’acqua è calda e sporca, ma chi se ne preoccupa? Il rancio è abbondante ma a base di montone. Pochi riescono a mangiare. Un vino grosso di venti gradi mi libera dalla nausea, ma dopo pochi minuti ho non solo i piedi ma anche la testa in fiamme. Eppure non ho bevuto che pochi sorsi. Le discussioni si accendono tra i militi e dobbiamo intervenire e sorvegliare il vino.

(Un reparto può essere formato di dei. Ma gli dei in un reparto tornano bambini).

Cominciamo a scavare, a fissar guardie, a tagliare la strada. L’ordine è di guardarsi da un’incursione proveniente da Huesca.

Davanti a noi, sulla nostra sinistra, dovrebbero trovarsi 300 spagnoli. Ma per ora non ne vediamo la traccia.


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