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La Russia, dopo sedici anni di rivoluzione, premuta dal Giappone e da Hitler, riprecipita nell’alleanza francese, quasi a dimostrare che neppure un così grande capovolgimento sociale la sottrae al magnetismo dei vecchi rapporti di forza.

L’Inghilterra, divisa tra l’Europa e l’impero, fino a ieri filotedesca ma oggi filofrancese per conservazione e ragionamento, che tutto subordina all’accordo con gli Stati Uniti e alla ripresa dei suoi commerci, è incapace di una politica decisa. In caso di complicazioni la ritroveremo sulle stesse posizioni del 1914. Rimarrà esitante fino all’ultimo istante, nella speranza di poter arbitrare, limitare e magari sfruttare il conflitto, certo rendendolo ancora più certo col suo atteggiamento enigmatico. E nell’attesa aumenterà le sue flotte sul mare e nell’aria.

La Francia, prudente e calma, che a pezzi e bocconi aveva concesso alla Germania democratica un lento risorgere e che ora solo si apprestava, in faccia alla Germania hitleriana (ironia della storia!), a distruggere con un’audace politica di disarmo le clausole militari del Trattato di Versailles, è risospinta alla intransigenza totale, alla politica dello stato maggiore.

Quanto all’Italia fascista, responsabile prima dell’immenso rigurgito, dopo aver provocato, sobillato, ricattato, ora paventa lo scatenarsi delle forze elementari che travolgeranno con sé l’Europa. Mussolini non è Bismark. Ama il piccolo giuoco e la vincita certa.

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