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contributo alla storia della moneta romana 343

venivano rifiutate, con tutta probabilità, negli scambi, ricorse alla contromarca che tutti conoscono. Qual ne sarà dunque il significato? Facciamoci ad interpretare il senso della parola probavit usata nelle contromarche da Claudio e da Nerone.

Il verbo probare ha il significato fondamentale di sperimentare, provare rispetto alla bontà materiale, riconoscere come buono; in un significato più largo esprime garantire, assicurare. Se si prendesse nel primo significato, l’impciatore avrebbe allora espresso, con questa contromarca, che egli aveva provato se la moneta fosse di giusto peso e di buona lega. Quanto al peso, tale spiegazione potrebb’esscre accettata, perchè, quantunque il Milani osservi trovarsi le contromarche su monete molto consumate, pure la consumazione potrebb’esscre avvenuta in seguito alla garanzia ottenuta dallo Stato, nell’atto che veniva contrassegnata. Ma quanto alla lega il verbo probo, se significasse sperimentare, non avrebbe nessun significato, perchè quasi tutte le monete con contromarca sono di lega non buona; quindi bisogna prendere questo verbo nel senso di garantire. Claudio e Nerone adunque garantirono quelle monete, non ostante avessero un valore minore di quello che rappresentavano. E che il probavit si riferisca non soltanto al peso, ma anche alla lega metallica, lo prova il fatto che la contromarca NCAPR non si trova mai sugli assi, ma sempre o sui dupondii o sui sesterzii; e sì che di assi più o meno scarsi ve n’ha a dovizia sotto i primi imperatori fino a Nerone.

Compendiando ora diremo, che le contromarche di Augusto e di Tiberio hanno soltanto lo scopo di dar corso in tutto l’impero alle monete della zecca di Lione; quelle di Claudio si riferiscono solo alle monete di lui che negli ultimi anni del suo impero erano state alterate di molto; quelle di Nerone si