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medaglia del porto di fano 367


Dalle lapidi antiche1 sappiamo della esistenza nella Colonia Fanese del Collegio dei Dendrofori specialmente destinati a fornire i legnami e a risarcire le navi. Vi erano anche le corporazioni o collegi dei Centonari o fabbricanti di stoffe, dei lintiari o fabbricanti delle tele di lino, dei fabbri, e quello dei Mercuriali; quindi industria speciale marittima, e industrie e commerci vivissimi cui era certamente necessario un porto per potere importare ed esportare con facilità le materie prime e i manufatti. L’Amiani2 parla di un restauro fatto con considerabile spesa al porto di Augusto al tempo degli imperatori Graziano e Valentiniano. Non so donde egli abbia tratto questa notizia: la cosa però è verosimile, visto che sotto quegli Imperatori fu restaurata la Via Flaminia3. Certamente un porto eravi e di non piccola importanza commerciale nel 952, poichè sappiamo che in quell’anno il Doge Veneto Candiano spedì a Fano sette navi cariche di merci sotto la condotta del proprio figliuolo che invece se ne fuggì con esse in Levante, cagionando tale dolore al Padre che ne morì di crepacuore4. Anche nel 1140 il Doge di Venezia Polano approdò a Fano con molte galere in aiuto della città minacciata dalla lega di Pesaro, Fossombrone e Senigallia appoggiata pure dai Ravennati5.

E, venendo a tempi meno remoti, troviamo infinite notizie relative a studi e speso fatto per restaurare il porto o fondarlo di nuovo in punti diversi.

Nel 1421 Pandolfo Malatesta impose una colletta per la costruzione del porto affidata a certo M. Giovanni Ingegnere6. Però nel 1466 il porto allora fatto era già reso

  1. Gasparoli Francesco, Li marmi eruditi di Fano raccolti e descritti, ms. di mia proprietà. — Amiani, T. II, appendice.
  2. Tomo I, pag. 43.
  3. Billi Alessandro, Cippo Milliario Fanese inedito. Estratto dall’Enciclopedia Contemporanea di Fano, 1855. — Masetti Luigi, Antiche Colonne Milliari della Via Flaminia da Cantiano a Rimini, Fano, Tip. V. Pasqualis, 1879.
  4. Amiani, Tomo I, pag. 119.
  5. Idem, Tomo I, pag. 140.
  6. Idem, Tomo I, pag. 351.