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348 arturo g. sambon


Per maggior chiarezza do qui il disegno di questo stemma.



Il Camponesco, adunque, non si contentò dei vantaggi pecuniarii del dritto concessogli da Alfonso, ma volle altresì, con ambizioso pensiero, che la moneta aquilana recasse manifesto segno della sua possanza, e fosse fregiata del suo stemma. Fu questo il primo esempio di uno stemma di feudatario, sulla moneta napoletana; e conosciamo soltanto altri due esempi simili durante il dominio aragonese; amendue su moneta di Atri; il primo, pur troppo naturale, è fornito dai bolognini del ribelle Giosia d’Acquaviva, il secondo ha invece maggior simiglianza col caso nostro, essendo quello dei doppi bolognini di Matteo di Capua, coniati tra il 1462 ed il 1464.

Veniamo ora al reale, coniato nella zecca di Aquila dopo l’aprile del 1443. Il reale, anche detto aragonese o grossone, fu coniato per un lungo periodo di tempo in Ispagna; ed il tipo adottato da Alfonso, è assai simigiiante a quello delle monete di Giovanni I d’Aragona e di Errico III. Il suo valore era di tre cinquine, ossia di grani 7 1|2. Trascrivo qui le notizie che ci dà, di questa moneta, un anonimo Veneziano, in una Descrizione del Regno di Napoli, scritta nel 1444 (Foucard, Arch. Storico Na-