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aes rude, signatum e grave, ecc. 67

Aurunca, Capua, Cales, non che per la conferma delle nostre spiegazioni tipologiche, ed a riprova di quanto abbiamo esposto fin qui, è importantissimo che il lettore ci segua nell’analisi dell’aes signatum quadrilatero, che abbiamo trovato nel nostro ripostiglio, congiunto con gli assi assegnati a Suessa-Aurunca ed a Capua.

Apparisce a prima giunta notevole la presenza nel nostro ripostiglio dell’aes signatum n. 5 recante il nome dei Romani:

ROMANOM


Il quadrilatero n. 5 (tav. VI- VII) è un pezzo di pretto carattere e tipo romano-campano. Da una parte presenta l’aquila con la folgore negli artigli, e dall’altra, il pegaso veloce.

L’aquila con l’ali spiegate recante la folgore (già l’accennammo a p. 59) è l’uccello di Giove, che domina dalla vetta del Campidoglio, anzi dal fastigio e dagli angoli del tempio di Giove Capitolino1, presago dei destini di Roma e vindice implacabile dei nemici dei Romani; è il simbolo della suprema potestà divina2 e della suprema forza

  1. Le aquile Capitoline di legno nominate da Tacito (Hist., III, 71) sono rappresentate nei denari di Petilio Capitolino, Babelon, I p. 292; vedasi l’ingrandimento del tipo monetario offerto dal Köhne, 11. cc. nella nota 83 – Daremberg e Saglio, Dictionn. des Antiq., art. Capitolium, II p. 902, fig. 1147. Si confrontino particolarmente le mie osservazioni pubblicate nel Museo Italiano di Ant. class., di Comparetti, vol. I (1884): I Frontoni, ecc., p. 90. — Le citate monete di Petilio Capitolino offrono nel diritto appunto una delle aquile Capitoline, con la folgore negli artigli e testa a destra.
  2. Cfr. l’aquila di Giove Olimpico delle monete di Elide (Head, Hist. Num., p. 353 e seg.), da cui è religiosamente e tipologicamente desunta.