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nuove osservazioni sopra alcune monete, ecc. 227

in Tuscia, che le avevano disposte invece verticalmente e parallele. Fa così a cuore ai Sommi Pontefici questa nuova Insegna, che ne vollero fregiare, eccetto qualche raro esempio, tutte le moneto del Contado Venesino e d’Avignone, delle quali furono l’emblema ed il contrassegno speciale. Le chiavi in croce, unite alla tiara, ornarono sempre in seguito lo stemma dei Pontefici.

Sulla moneta papale, volgarmente detta, paparina, che battevasi nel Patrimonio di S. Pietro in Tuscia, è da notarsi che, sebbene innumerevoli siano gli esempi che ne appariscono sui registri della Curia di questa provincia, purnondimeno il Card. Garampi1 fu il primo a darne esatto conto, ignorandosi dagli scienziati perfino che specie essa fosse! Egli ci fé conoscere “essersi primieramente denominata paparina la moneta che, poco dopo la metà del XIII secolo, i romani Pontefici fecero battere nel Patrimonio di S. Pietro;” ce ne indicò il valore nelle diverse epoche, e come verso l’anno 1270 vi fosse corrente. Appartengono a Benedetto XI (1303-1304) le prime monete segnate col nome di Papa; ed è verosimile che in ciò si seguisse l’esempio del predecessore Bonifacio VIII che, per primo, aveva fatto porre il proprio nome su i nuovi paparini da lui fatti battere nel Contado Venesino.

Non sono note Ordinazioni di questa zecca, anteriori al 1300; se ne hanno in seguito di Giovanni XXII, degli amii 13212 e 13343; di Bene-

  1. Garampi, Op. cit., App. di Docam., p. 8, nota 4.
  2. Theiner, Cod. diplom. Vat. Tom. I, pag. 504, dclxix.
  3. Idem, Tom. I, pa. 606, dcclxxvii.