Pagina:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu/92


studii economici sulle monete di milano 67

mutava con 12 d’argento locchè sappiamo da un editto di Carlo il Calvo dell’854; (V. Le Blanc, pag. 121) all’incontro ai giorni di Maria Teresa era di 1: 14 e 1/2. Per la qual cosa, dovendosi, nel commercio del 1778 lib. 14 e 1/2 d’argento per conseguirne una d’oro, ne viene in conseguenza che le lib. 12 di Carlo Magno rappresentano ed equivalgono a 14 e 1/2 di Maria Teresa, e che le L. 117,12,3 non sono che il valore apparente della Lira Carolina, poiché essa equivale a L. 142,2,3 a formar le quali non bastano li puri grani 7963,200 d’argento fatti conoscere di sopra e altrove, ma se ne richieggono 9622,200.

A far vedere poi del tutto la mutabilità dei valori non solo in più, come è stato di Carlo Magno a fronte di Maria Teresa, ma ben anco in meno, mi servirò di un altro esempio tratto dalla Lira di Federico Barbarossa detta imperiale, coniata pure dalla città nostra sulla fine del secolo XII volgendo l’anno 1185 paragonandola colla stessa Lira di Carlo Magno. Ad italiane L. 28 e cent. 83 ammonta il valore assoluto della Lira di quel terribile imperatore per la massa argentea che in sé contiene, e la prova sarà data a suo luogo.

Ora la proporzione di 10 e1/2 e non di più vigente a quanto si può credere, esso vivente, per ciò che sicuramente sappiamo della metà del secolo dopo, in cui comparve il fiorino d’oro la proporzione dico di 10 e 1/2 fa si che una Lira di Carlo Magno verso il 1185 equivaleva a 1/8 di meno, cioè a soli puri gr. 6967,800 e così per il corso del medio evo, in cui l’argento resta caro ognora, l’oro non essendo asceso che verso 11 rimane chiarito che il valore reale della Lira Carlovingia si trovò costantemente diminuito.

In conseguenza per determinare il valore compa-