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pletamento a le opere precedenti; per ciò evitai di ripetere tutto quello che di impeccabile era nelle edizioni critiche già fatte publiche; e mi fu massima guida a la precisione coscienziosa il pensiero che una edizione critica deve essere estranea totalmente dal rivelare le maggiori e minori qualità di intelletto e di erudizione dell’editore, deve essere opera obbiettiva assolutamente, non avendo di mira che la purezza massima ed il massimo rispetto dell’opera gloriosa, affidata alle nostre mani. Un mal vezzo della critica odierna è quello di infarcire di una facile erudizione molte opere, che pèrdono in tal modo d’ogni severità e rapidità e si movono gravi e sonnolente sotto il peso di tanto orpello: la precisione viene scambiata con la sovrabbondanza, la quale presta a l’autore il mezzo di abbagliare gli occhi altrui con una luce ininterrotta di ostentata sapienza. Un grande amore mi trasse a l’opera mia e, cosciente della sua gravità, io tentai d’avere l’intelletto sgombro da ogni piccola vanagloria e da ogni falsa ambizione speciosa.

Non so s’io abbia raggiunto il mio scopo, ch’era di