Pagina:Ricordi storici e pittorici d'Italia.djvu/650


— 298 —

sconfisse gli Africani, ed Agrigento sarebbe stata liberata, se i comandanti delle truppe che stavano nella città, non fossero stati corrotti. Questi si ricusarono ad uscire, e permisero al nemico di trovar ricovero nel loro campo. Gli Agrigentini indegnati lapidarono i traditori, ed avendo intanto Dafneo circondato appieno il campo dei Cartaginesi, questi erano destinati a perire per la fame. Se non che volle il caso, che le navi dei Cartaginesi sorprendessero il convoglio il quale recava grani, in Agrigento. Si era fatto in esso spreco di viveri, imperocchè la popolazione non era punto assuefatta alle privazioni, ed inoltre, con poca avvedulezza, erasi lusingata sarebbe stata breve la durata dell’assedio. Le provigioni erano state tutte quante consumate; non fu però la fame che costrinse la città alla resa, ma bensì il difetto di valida resistenza, essendo le truppe mercenarie venute meno ai loro doveri, I Campani furono i primi a passare al nemico; dopo si ritirarono Desippo e Dafneo, adducendo a pretesto essere trascorso il periodo di tempo per cui erano obbligati a servire. Il coraggio venne meno agli Agrigentini. Dopo essersi accertati che i viveri stavano per mancare, i loro generali ordinarono alla popolazione di tenersi pronta tutta quanta ad abbandonare la città nella notte seguente. E così fu fatto; gli Agrigentini si perdettero totalmente d’animo, alla sola minaccia della fame, ed a vece di tentare, come più tardi fecero i Siracusani ed i Cartaginesi, ogni sforzo, si piegarono all’onta di abbandonare la loro città fortificata, con tutti i suoi tesori all’inimico. Venuta la notte, tutta quanta la popolazione, uomini, donne, fanciulli, uscirono dalle mura, facendo risuonare l’aria dei loro lamenti. Furono tanta la paura, e cotanto vergognosa la fretta, che nessun pensiero presero gli abitanti nè degli ammalati, nè dei vecchi, impotenti per debolezza o per età a salvarsi. Parecchi di questi rimasero addietro, e si uccisero di propria mano, per morire almeno nelle case dei loro padri. Quella folla di esuli, scortata da uomini armati si diressero verso Gela, e si videro camminare a piedi perfino le tenere donzelle, educate alla vita più molle.