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distruzione. Si scorgono per esempio le colonne colossali del famoso tempio di Giove Olimpico, atterrate dalla loro base e distese a terra nell’ordine in cui sorgevano, quasi le membra rotte di un gigante caduto nella pugna. Si scorgono pure alcune poche colonne tuttora in piedi, alle quali il popolo ha dato volgarmente nome di Pileri dei Giganti, ed una colonna isolata che sorge in cima a tutti quei ruderi e domina, quale regina delle rovine, tutta quella solenne e deserta campagna.

Due di quei gruppi di rovine segnano, sovra piccole alture in vicinanza al mare, la località dell’antica Selinunte. Il gruppo a levante è formato in massima parte dalle rovine di un tempio; quello a ponente dai ruderi della città, se non che, ivi pure si distinguono le rovine di quattro tempii, sommamente pittoriche nella loro confusione. Si sale in tutti quei massi, sugli architravi, sulle cornici a metà sepolti fra i cespugli, e coperte di piante odorifere, e di fiori selvatici, disturbano quasi ad ogni passo serpi brune uniche abitatrici di quel mondo perduto. Fra i due gruppi di rovine scende in mare il Selinos, che oggi ha nome Madiumi. Tutta la spiaggia è bassa, resa paludosa dal fiume, e sopra ambe le sue sponde non si scorgono che paludi diseccate, coperte di erbe abbòndanti, di fiori azzurri, e di grande quantità di gigli odorosi. Fin dai tempi più antichi le paludi formatesi attorno a Selinunto corrompevano l’aria, e davano luogo a malattie pestilenziali fra la popolazione. Empedocle era stato chiamato da Girgenti per tentare di combattere tanto male, e si accerta fosse riuscito a liberarne ta città, facendo aprire numerosi canali, a traverso le paludi.

Non mi soffermerò a fare la descrizione dei tempii di Selinunte, solo voglio ricordare di passaggio che qui furono rinvenute quelle metopi famose, le quali ora stanno nel museo di Palermo, le quali furono di tanto giovamento per lo studio, e per la conoscenza dell’arte antica. Voglio ancora ricordare che lo storico Tommaso Fazello era nato in vicinanza all’antica Selinunte; quell’erudito frate dome-