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Camera dei Deputati — 123 — Senato della Repubblica


ix legislatura — disegni di legge e relazioni — documenti



della «Rizzoli)} sia l'intero pacchetto azionario della società (Viburnum S.p.A.) proprietaria di un terzo della «Editoriale del Corriere della Sera S.a.s. ».

Nello stesso tempo si realizza l'aumento di capitale della «Rizzoli Editore S.p.A.» con il quale vengono resi disponibili fondi per 20,4 miliardi di lire utilizzati per rimborsare in gran parte i finanziamenti erogati dal gruppo Ambrosiano. Giusta la ricostruzione effettuata a seguito degli accertamenti posti in atto dalla Commissione, tutta l'operazione di aumento di capitale si concretizza:

a) con fondi provenienti dall'Istituto Opere di Religione che utilizza a tal fine disponibilità esistenti a suo nome presso diverse banche;

b) con !'intestazione meramente formale ad Andrea Rizzoli di tali nuove azioni nel libro soci della «Rizzoli Editore S.p.A.; in realtà le azioni stesse erano state già girate a favore dello IOR ed al momento della seconda operazione di ricapitalizzazione della «Rizzoli» (1981) una delle condizioni previste sarà proprio la lacerazione dei titoli che riportavano le tracce di questo passaggio di proprietà;

c) con il deposito di tali azioni presso una c0mmissionaria di borsa «Giammei & C. S.p.A.» di Roma) avente palesemente funzioni fiduciarie;

d) con un impegno — formalmente assunto da una banca «Credito Commerciale S.p.A.») appartenente all'epoca al «gruppo Pesenti — di trasferire ad appartenenti alla famiglia Rizzoli le dette azioni al realizzarsi di determinate condizioni. Tra queste le più significative risultavano essere l'impossibilità di procedere a tale trasferimento prima dello luglio 1980 e la variabilità del prezzo da corrispondere per il riscatto.

Dalla disamina della complessa articolazione degli accordi viene cosÌ in evidenza la funzione meramente di facciata della famiglia Rizzoli che, da un punto di vista regolamentare, viene sancita con la previsione, per ogni decisione assunta nell'ambito del Consiglio di amministrazione della «Rizzoli>, di un diritto di veto a favore dei consiglieri entrati dopo l'attuazione dell'aumento di capitale. Utilizzando Calvi come supporto bancario e sfruttando bene l'influenza esercitata su Angelo Rizzoli e Bruno Tassan Din, Gelli ed Ortolani (quest'ultimo entra nel 1978 nel consiglio di amministrazione della «Rizzoli») cominciano quindi dal 1977 a gestire il gruppo editoriale.

Per quanto riguarda più specificamente il Corriere della Sera, diventa più stretto il controllo con la nomina a direttore del dottor Di Bella, voluta esplicitamente da Gelli ed Ortolani in sostituzione del dimissionario Ottone. Si sviluppa da questo momento un sottile e continuo condizionamento della linea seguita dal quotidiano come posto in evidenza dal Comitato di redazione e di fabbrica che, attraverso una disamina degli articoli pubblicati in quegli anni, ha sottolineato come possa essere difficilmente contestabile un'influenza esplicata con 1'emarginazione di giornalisti scomodi, con servizi agio-