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Camera dei Deputati — 100 — Senato della Repubblica


ix legislatura — disegni di legge e relazioni — documenti



ragione del cambiamento dei tempi e del succedersi delle fasi politiche. Il Gelli che si muove all’insegna del piano di rinascita democratica e che in quel contesto controlla il Corriere della Sera — non interferendo con la linea d’appoggio alla politica di solidarietà nazionale — è pur sempre lo stesso Gelli che nel verbale di riunione di loggia del 1971 identificava il nemico da battere in un’area di forze definite «clerico-comunismo». In quella riunione nella quale era stata «messa al bando la filosofia», si erano tenuti discorsi che, se per molti versi anticipano nel contenuto il piano di rinascita democratica, peraltro si situano in un contesto politico marcatamente diverso da quello nel quale il piano verrà a collocarsi. Ma per comprendere allora se e quale interpretazione unitaria si possa dare a questi dati è forse opportuno entrare, sia pure per un istante, nella logica del sistema di potere gelliano e, «messa al bando la filosofia», cercare di vedere i fatti e gli avvenimenti, al di là del loro primo apparente significato .

A tal fine riprendiamo lo spunto relativo al golpe Borghese per notare come il Colpo di Stato al quale il principe nero tramava, non manca di presentare alcuni aspetti di sorprendente anacronismo.

Vogliamo cioè fare riferimento a quel che di vagamente ottocentesco che il piano nel suo insieme lascia trasparire nella sua ideazione, fondata come è su un’analisi Politica a dir poco approssimativa, come quando ignora il peso che nel sistema hanno partiti e sindacati e trascura la loro capacità di mobilitazione in tempo reale di vaste masse di cittadini. Pensare di fronteggiare una situazione quale di certo sarebbe ipotizzabile in una simile deprecata evenienza con un proclama letto alla radio sembra a dir poco superficiale. Come altresì si mostra superficiale il piano nei suoi risvolti attuativi, tra i quali gioca un ruolo decisivo il famoso contrordine, sulla cui paternità sappiamo quali dubbi esistano e quali possibili riferimenti ci conducano a Licio Gelli o a persone a lui vicine. Questo contrordine rappresenta per noi molto più che un banale disguido attuativo, quale sembra a prima vista, perchè in realtà si cela in esso la chiave di lettura politica di tutta l’operazione. Una operazione che nella mente di chi stava dietro le quinte mirava più all’effetto politico che il golpe tentato poteva provocare in termini di reazione presso l’opinione pubblica e la classe politica, che non al reale conseguimento di una conquista del potere, che il piano poteva garantire solo ai pochi e non molto provveduti congiurati che si esposero in prima persona. Per contro quando si pensi al giustificato clamore che l’evento suscitò all’epoca — e che solo adesso, nella prospettiva storica, è possibile ridimensionare non sembra un forzare l’interpretazione affermare che il colpo di Stato tentato e non consumato, esperì comunque i suoi sperati effetti politici alternativi: in altri termini se il piano operativamente fallì, politicamente per qualcuno fu un successo perché pose sul tappeto come possibile realtà l’ipotesi che in Italia esistevano forze ed ambienti pronti ad un simile passo.

Ponendoci allora ad un livello di analisi meno approssimativo, non possiamo non rilevare che la consistenza concreta, in termini politici, del golpe Borghese appare di poco maggiore, secondo una evidente analogia, di quella del governo sostenuto dai militari e presieduto da