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DI PARNASO. 9

di Poeta. Aggravò il demerito di quell’huomo miserabile un mazzo di carte da giuocare, che gli sbirri mentre lo cercavano, gli trovarono nelle calze, le quali, per esser mero vitio, portano con esso loro la pena capitale, onde subito essendo state portate ad Apollo, egli sommamente rimase maravigliato della brutta inventione, che hanno saputa ritrovar i vitiosi, per gettar il tempo, consumar la riputatione e le facoltadi. Ma molto maggiore si fece lo stupore di sua Maestà, quando intese, che tant’oltre era passata la sciocchezza de gli huomini, che chiamavano giuoco quella cosa, nella quale tanto crudelmente si fa da dovero, e che dilettatione, trastullo, e passatempo stimavano il metter in compromesso quel danaro, che si acquista con tanti sudori, e che serve à tante cose, che senza lui il moderno mondo riputarebbe Aristotile un’ignorante, Alessandro Magno un plebeo. A costui chiese Apollo qual giuoco delle carte sopra tutti gli altri più gli era familiare, e perche ei gli ripose esser il Trionfetto, Apollo gli comandò, che lo giuocasse, & havendo egli ubidito, non così tosto penetrò sua Maestà i cupi magisterij di simil giuoco, che esclamò, il giuoco del Trionfetto esser la vera Filosofia de i Cortigiani, la necessarijssima scienza, che doveano apprender gli huomini tutti, che non voleano viver alla balorda, e mostrando, che molto gli dispiacesse l’affronto, che era stato fatto à quell’huomo, prima l’honorò col nome di vertuoso, & appresso, havendolo fatto sciorre, comandò à i Bidelli, che la mattina seguente aprissero un particolar Ginnasio, dove col salario di cinque cento scudi l’anno, quel huomo singolare, per pubblico benefitio dovesse leggere il pre-


B               stantis-