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dusse un Governo che si teneva rappresentante del libero consenso de’ popoli, a soffrire la dolorosa smentita di sanguinose resistenze: ed il tempo avrà poi a decidere se il precipitare l’annessione dell’Italia meridionale abbia aggiunto o tolto forza allo Stato che solo può con una forza ordinata e compatta unificarci; se sia stato il miglior de’ partiti per una Nazione appena riunita, che non ebbe tempo a fondersi insieme ed a costituirsi, e che in certe evenienze (Dio voglia tenerle lontane) potrebbe venire assalita dai suoi secolari nemici al settentrione, mentre avesse le sue forze impegnate al mezzogiorno da torbidi civili, tanto evitabili ove si fosse tenuta una via meno precipitosa. Ma l’esperienza ci mostra che la Provvidenza non ricusa la maggior fatica che le costiamo co’ nostri errori. Speriamo!



VII.


Sarebbe inutile, come è certo penoso per chi sente altamente del decoro del proprio paese, il ritornare su questi fatti, se non avessero lasciato conseguenze che ancora mostrano voler pesare sulle deliberazioni del Governo. L’opposizione repubblicana ha resuscitata un’antica malizia che risale alla Mitologia greca, e si ritrova poi giù giù nelle Novelle, e ne’ Romanzi cavallereschi. Euristeo impose ad Ercole le XII fatiche. I Re del ciclo d’Arturo e della Tavola rotonda propongono a pretendenti delle loro figliuole imprese impossibili, col pensiero che vi trovin la morte; e la demagogia dominante a Napoli presentava al conte Cavour il modesto Programma di spianare Verona, Mantova, Legnago e Peschiera, liberar Venezia a primavera, compreso più o meno chiaramente il

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